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Itinerario N°1
Cultura, Arte e Storia

Monastero di S. Spirito





Il senso di arroccamento difensivo è dato invece dalla presenza, nel territorio di Ocre, di complessi fortificati come il monastero-fortezza di Santo Spirito, introverso dentro sue mura austere, ed il Castello. Alla prima biforcazione della strada che da Fossa sale verso San Panfilo, converrà pertanto deviare dapprima verso sinistra e raggiungere il monastero cistercense di Santo Spirito d’Ocre, per poi riprendere la via di destra che va a San Panfilo.

Nelle Historiae Marsorum (1678) Muzio Febonio fornisce i documenti dell’origine di questo monastero cistercense, terzo in Abruzzo per ordine di fondazione, dopo Santa Maria di Casanova (1195-97) e Santa Maria di Arabona (1208): il Conte Berardo di Ocre avrebbe concesso con diploma del 1222 all’eremita Placido de Vena un terreno in località Pretola per costruire una chiesa e una cella monastica. Già nel 1226 Placido avrebbe ricevuto il permesso dal vescovo amiternino Tomaso per costruire un vero e proprio monastero di cui sarebbe stato abate. Ma solo nel 1248 Santo Spirito sarà accolto nella famiglia Cistercense come “filiazione” di Santa Maria di Casanova da cui proveniva l’abbate Ruggero che ne prese la direzione.

Nel 1632 Santo Spirito d’Ocre entrerà nella Provincia Romana della Congregazione di San Bernardo in Italia, con Gregorio XV, ma già nel 1652 la campagna di soppressioni attivata da Innocenzo X decreterà la fine del monastero il quale si ridurrà progressivamente allo stato di rudere.

L’impianto conventuale presenta l’aspetto compatto di un monastero-fortezza e si costruisce secondo l’austera tradizione borgognona; tuttavia nell’adattamento dello schema cistercense alle preesistenze realizzate dal Beato Placido si riscontrano alcune deroghe nell’edificio  chiesastico, che manca di prospetto conservando l’ingresso esterno laterale, ed ha navata unica senza transetto né abside. Del tutto conformi alla tipologia cistercense sono invece gli ambienti disposti sul braccio orientale, sul quale si attestano il vano delle scale di accesso ai dormitori, la sala capitolare, un ambiente successivo ipotizzabile come armarium (biblioteca).

La chiesa è ad aula. Singolare risulta la copertura della navata, che presenta una particolare botte sestiacuta a “chiglia”, dovuta al restauro del Moretti che ha inteso ripristinare l’ipotetica volta originaria, sostituendo le cinquecentesche incavallature lignee che riconnettevano i due rinfianchi interrotti a metà dell’intradosso.

La conferma che l’impianto chiesastico fosse già definito alla fine del XIII secolo secondo il perimetro attuale è fornita dall’affresco tardo-duecentesco posto in controfacciata: dentro una lunetta, oggi sparita ma che il Moretti ancora nel 1970 documentava fotograficamente, sta una Madonna col Bambino in trono tra i Santi Pietro e Paolo e due committenti; in relazione alla data precisa dell’anno 1280, fornita da un lascito testamentario di Jacopo di Simone da Ocre riportato dall’Antinori, questi personaggi possono essere interpretati come lo stesso Jacopo e la moglie, ma vi sono stati visti anche il Conte Berardo di Ocre e la madre Roalda, la quale avrebbe sollecitato la donazione del terreno al Beato Placido.

Lo spazio ad aula della chiesa è decorato in affresco da un fregio cinquecentesco continuo dal quale scendono vistose fasce verticali che ripetono in successione i colori giallo verde bianco rosso. Lo spazio presbiterale è interamente occupato dagli affreschi non felicissimi di Paolo Mausonio (dell’ultimo scorcio del XVI secolo), che illustrano sulle pareti laterali episodi miracolosi della vita del Beato Placido, e sulla parete di fondo una coloratissima Immacolata Concezione.

Nella cappella-sagrestia di sinistra si sovrappongono gli strati dei cicli di affreschi duecentesco e trecentesco.