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Itinerario N°1
Cultura, Arte e Storia

Castello d'Ocre




Altra suggestiva testimonianza dell’architettura fortificata di questo territorio, il  complesso che svolse nel corso del basso Medioevo un ruolo decisivo nella generale strategia difensiva della città dell’Aquila, è come si accennava il Castello di Ocre (m 933), i cui imponenti ruderi si ergono sul ciglio della grande dolina del Monte Circolo che si apre ad anfiteatro sopra l’abitato di Fossa. Vuole la tradizione che dalla cresta su cui si affaccia ora il castello venisse scaraventato nel 210 San Massimo levita di Aveia, perseguitato da Decio, poi divenuto patrono dell’Aquila.

Non sono precisate le sue origini, ma la prima data certa dell’esistenza di un castello nel feudo di Ocre è quella del 1178, relativa ad una Bolla di papa Alessandro III in cui il fortilizio è citato tra i possedimenti del vescovo di Forcona Pagano. Ribadito nel 1204 il possesso da parte della diocesi forconese, il complesso è ricordato nel 1254 col nome di “Cassari Castro” allorché fu preservato dalla distruzione stabilita per tutti i castelli che avevano contribuito alla fondazione della città dell’Aquila. Con l’avvento di Carlo I d’Angiò il castello passerà nel 1266 di possesso della Regia Corte; nel frattempo il re francese aveva concesso la riedificazione dell’Aquila distrutta precedentemente da Manfredi alleato coi baroni dei castelli del circondario: per reazione alla distruzione della città, nel 1266 gli aquilani si erano vendicati dei baroni attaccandone i castelli, tra cui Ocre che fu saccheggiato ma non dovette essere distrutto.

In conseguenza poi dell’appoggio dato a Corradino di Svevia da parte di alcuni baroni, l’angioino ne aveva confiscato i castelli, i quali saranno affidati ad uno scudiero francese (“scutifer”) particolarmente fedele al re; per Ocre fu nominato nel 1269 Morel de Saours, ricordato spesso anche come Morello o Mauriello de Saurgio (questa presenza sembra peraltro risolutiva dell’identità del committente degli affreschi di Santa Maria ad Cruptas: vedi in proposito negli approfondimenti a p. 00). Nel 1283 il castello, divenuto “demaniale” ossia di possesso diretto della Regia Corte, sarà assegnato al “miles” Giovanni di Bissone.Un altro saccheggio sempre ad opera degli aquilani fu subìto nel 1293 e alla ricostruzione fu incaricato un “Magister” Silvestro; ma l’attacco più grave sarà sferrato oltre un secolo più tardi – nel 1423 - dal capitano di ventura Braccio Fortebraccio da Montone. Il castello, perso definitivamente il ruolo strategico nella gestione difensiva della città dell’Aquila, andrà progressivamente decadendo, e già all’inizio del XVI secolo Ocre non sarà più menzionato come “castrum” ma come “villa”, circostanza significativa del fatto che la popolazione residente dentro il borgo fortificato andava sempre più scemando, fino al definitivo abbandono.

Le mura formano planimetricamente una sorta di triangolo isoscele e comprendono ben sette torri: ne troviamo tre disposte parallelamente lungo il lato nord-ovest che costituisce la base del triangolo, di cui due ravvicinate sul vertice settentrionale ed una posizionata sull’angolo opposto. Altre tre torri, di cui una sola a sezione semicircolare, sorgono in corrispondenza della mezzeria del perimetro, e agiscono da rompitratta della cortina muraria, mentre una isolata è collocata in corrispondenza del vertice meridionale, là dove le mura si restringono ad imbuto. Questa apparente casualità della disposizione delle torri, era in realtà determinata dall’andamento orografico del terreno, e la stessa ubicazione a ridosso del ciglio della dolina del Monte Circolo favoriva il controllo dei territori a valle, configurando – rispetto al fattore ubicativo – un “insediamento di dolina”.

Per quanto riguarda l’analisi tipologica non si può parlare esattamente di castello-recinto (termine con cui il complesso è stato per lo più identificato), ma va individuato più propriamente il tipo della cosiddetta “cerchia-urbana” (o borgo murato, secondo altre accezioni) di cui il castello di Ocre rappresenta sicuramente uno dei casi meglio conservati, al di là della fatiscenza delle strutture. La vocazione urbana dell’impianto planimetrico prevedeva anche la presenza della chiesa, di cui sono ancora leggibili le tre navate e l’abside nella punta meridionale in cui le mura convergono. Si tratta della chiesa di San Salvatore “inter castrum Ocre”, così come è documentata nelle Decime pagate nel 1449, e di cui si ha notizia fino al 1581 allorché risulta completamente diruta. Essa doveva tuttavia preesistere per la presenza di un importante resto di affresco, oggi al Museo Nazionale dell’Aquila, databile a cavallo fra la prima e la seconda metà dell’XII secolo; raffigura una Madonna in trono col Bambino tra due figure, dove quella di sinistra è identificabile come un Santo vescovo, quella di destra probabilmente come un angelo.